Vinili falsi, arrestato il “Lupin” dei contraffattori: sequestrati 15mila dischi nel Regno Unito

Il ritorno del vinile ha riportato il formato al centro del mercato musicale, ma insieme alla sua nuova popolarità è cresciuto anche un fenomeno parallelo: quello della contraffazione.

Nel Regno Unito, un uomo di Londra, Rehan Ahmed, è stato condannato a tre anni e mezzo di carcere per aver gestito quella che la polizia della City of London ha definito la più grande organizzazione criminale specializzata nella produzione di dischi contraffatti mai individuata nel Paese.

Una vera fabbrica di vinili su tre piani

Quando gli agenti sono entrati nei locali riconducibili ad Ahmed, si sono trovati davanti a una struttura organizzata su tre piani, attrezzata per produrre e distribuire dischi falsi.

All’interno sono state trovate presse per vinile vecchie di circa settant’anni e circa 15mila dischi, pronti per essere immessi sul mercato.

Il valore commerciale stimato del materiale sequestrato ammontava a circa un milione di sterline.

Secondo quanto emerso dall’indagine, l’attività sarebbe stata portata avanti dal 2017 al 2024 attraverso due società fittizie, nonostante fosse già stato emesso un precedente ordine di cessazione.

I falsi finivano nei negozi e sulle piattaforme online

La rete non si limitava alla produzione.

I dischi contraffatti venivano infatti distribuiti attraverso negozi di dischi e piattaforme online come eBay e Discogs, dove potevano essere venduti insieme a ristampe ufficiali e copie di seconda mano.

Una circostanza che rendeva più difficile per gli acquirenti distinguere immediatamente le copie originali da quelle contraffatte.

La condanna e le indagini sulle etichette

Rehan Ahmed si è dichiarato colpevole delle accuse relative alla violazione del copyright e alla gestione di beni di provenienza criminale.

Il giudice Darren Reed ha descritto l’operazione come un’attività sofisticata e pianificata.

Peter Ratcliffe, responsabile della protezione dei contenuti della BPI – British Phonographic Industry, ha invece sottolineato come la qualità di molte delle copie sequestrate fosse tutt’altro che elevata.

Tra i problemi riscontrati c’erano dischi deformati o rigonfi, stampe approssimative e una qualità audio particolarmente scadente.

Per ricostruire le violazioni, la polizia e la BPI hanno dovuto contattare 108 etichette discografiche, verificando singolarmente i titoli coinvolti.

Tra gli artisti interessati figuravano Adele, Beyoncé, Rihanna, Taylor Swift ed Ed Sheeran.

Come riconoscere un vinile contraffatto

Il caso arriva in un momento in cui il vinile continua ad attirare nuovi acquirenti, compresi collezionisti e appassionati che spesso acquistano dischi anche senza possedere un giradischi.

Per evitare di acquistare una copia falsa, gli esperti consigliano innanzitutto di confrontare attentamente l’edizione proposta con quelle ufficialmente documentate.

Tra gli elementi da controllare ci sono:

  • colore del vinile
  • anno di pubblicazione
  • etichetta
  • numero di catalogo
  • matrice incisa vicino al centro del disco

Proprio la matrice, visibile poco oltre l’etichetta circolare, può fornire informazioni importanti sull’effettiva edizione del disco.

Copertine e prezzi possono essere segnali d’allarme

Anche l’aspetto esterno del prodotto può aiutare a individuare eventuali anomalie.

Copertine sfocate, cartoncino insolitamente sottile, prezzi molto inferiori rispetto al valore di mercato e venditori che dispongono di numerose copie identiche di un’edizione rara sono alcuni dei segnali che dovrebbero invitare alla prudenza.

Nel mercato del collezionismo musicale, dove alcune edizioni possono raggiungere prezzi elevati, verificare con attenzione la provenienza e i dettagli dell’edizione può fare la differenza.

E resta valida una delle regole più semplici per chi acquista un vinile raro: quando un’offerta sembra troppo bella per essere vera, è meglio controllare con attenzione prima di acquistare.

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