Perché trattiamo peggio chi amiamo: la psicologia dietro il conflitto di coppia

Le dinamiche relazionali riservano spesso un paradosso doloroso che colpisce moltissime coppie. Tendiamo infatti a riservare i nostri lati più spigolosi e i comportamenti più bruschi proprio alla persona che occupa il posto più importante nel nostro cuore.

Mentre con colleghi e conoscenti manteniamo una maschera di cortesia e pazienza, tra le mura domestiche la tolleranza crolla drasticamente, lasciando spazio a irritabilità e critiche feroci.

L’illusione della zona di sicurezza

In primo luogo la psicologia identifica la causa principale di questo fenomeno nel concetto di “zona di sicurezza”. Quando instauriamo un legame profondo con un partner, abbassiamo inevitabilmente le difese che utilizziamo nel mondo esterno. Sentiamo infatti che l’amore dell’altro sia incondizionato e che la relazione possa sopportare i nostri sfoghi peggiori. Di conseguenza utilizziamo la persona amata come un porto sicuro dove poter finalmente smettere di fingere, ma purtroppo questa libertà si traduce spesso nel proiettare su di lei le nostre frustrazioni represse.

Il meccanismo dello spostamento dello stress

Inoltre il carico emotivo accumulato durante la giornata lavorativa gioca un ruolo determinante in queste esplosioni di rabbia. Durante le ore fuori casa esercitiamo un controllo ferreo sulle nostre emozioni per conformarci alle norme sociali e professionali. Tuttavia questa energia negativa non sparisce, ma rimane latente fino al momento del rientro. Una volta a casa la mente identifica il partner come il bersaglio più accessibile per lo “spostamento”, un meccanismo di difesa dove scarichiamo lo stress su chi non ne ha alcuna colpa invece di affrontare la vera fonte del problema.

La scarsità di energie mentali e l’autocontrollo

Oltre ai fattori emotivi la scienza sottolinea l’importanza delle risorse cognitive limitate. L’autocontrollo funziona come un muscolo che si affatica con l’uso costante durante la giornata. Al termine di molte ore trascorse a gestire scadenze e impegni, la nostra capacità di filtrare i commenti acidi o di gestire i piccoli fastidi quotidiani si esaurisce completamente. Pertanto una banale discussione sui piatti da lavare diventa il catalizzatore di una lite furibonda semplicemente perché non possediamo più le energie necessarie per mediare o restare calmi.

Strategie per proteggere la relazione

Infine la consapevolezza di queste dinamiche rappresenta il primo passo per invertire la rotta. Molti terapeuti suggeriscono di implementare dei rituali di transizione, come prendersi dieci minuti di silenzio appena rientrati a casa prima di interagire con la famiglia. Questo spazio permette di decomprimere lo stress lavorativo ed evitare che esso contamini il clima domestico. Imparare a comunicare verbalmente la propria stanchezza invece di agirla attraverso il malumore aiuta il partner a comprendere la situazione, trasformando la vittima dei nostri sfoghi in un alleato consapevole.

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