Il regista Oliver Laxe ha scelto di puntare sul realismo assoluto per le sequenze di festa nel suo ultimo lungometraggio, Sirāt, già entrato nel mirino della critica come candidato all’Oscar. Invece di affidarsi a semplici comparse, la produzione ha reclutato veri “raver di una vita”, persone che hanno dedicato decenni alla cultura dei free party.
Questa decisione mira a catturare l’essenza pura e selvaggia di un movimento che spesso il cinema rappresenta in modo stereotipato o artificiale.
Un vero rave per catturare l’estasi collettiva
Per girare le scene cruciali del film, Oliver Laxe non si è limitato a ricostruire un set, ma ha organizzato un vero e proprio rave che è durato giorni senza interruzioni. Durante le riprese, le telecamere hanno filmato i partecipanti mentre vivevano un’esperienza reale di celebrazione e danza. In questo modo il regista ha permesso alla stanchezza e all’euforia autentica di emergere spontaneamente sui volti dei protagonisti. Gli attori professionisti si sono mescolati ai veterani della scena underground, creando una sinergia che trasmette allo spettatore un senso di verità viscerale e documentaristica.
La poetica del movimento di Oliver Laxe
Il cinema di Oliver Laxe si distingue da sempre per la ricerca di una connessione profonda tra l’uomo e l’ambiente circostante. In Sirāt, questa filosofia trova espressione nella danza come rito di passaggio e di liberazione. Il regista utilizza la luce naturale e il ritmo ossessivo della musica per trasformare la festa in una sorta di pellegrinaggio spirituale. Oltre all’aspetto visivo, la colonna sonora gioca un ruolo fondamentale, avvolgendo il pubblico con frequenze che richiamano i raduni leggendari degli anni novanta e duemila, nobilitando un genere musicale spesso marginalizzato.
L’accoglienza della critica e il percorso verso l’Oscar
Grazie a questo approccio senza compromessi, Sirāt ha già conquistato le giurie dei principali festival internazionali. La scelta di includere i veri protagonisti della cultura rave ha conferito al film una credibilità che ha colpito profondamente i membri dell’Academy. Molti esperti lodano la capacità di Laxe di raccontare la libertà senza scadere nel giudizio morale, elevando il rave a metafora della ricerca umana di senso e comunità. Di conseguenza la pellicola si posiziona come una delle opere più innovative dell’anno, capace di unire il linguaggio della videoarte con la potenza del cinema d’autore.